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Immagina – Prova – Crea

In questo blog trovi tutorial sul 3D modeling e sul design parametrico

ma anche riflessioni su empowerment femminile

Ho partorito una bambola…

Cosa c’è dietro una semplice bambola di carta?
Un ricordo (faccio parte di quelli nati ancora in epoca analogica), un desiderio (di unire digitale e analogico), la voglia di farcela (a risolvere un problema) 

La mia generazione forse è stata l’ultima a giocare esclusivamente in modo analogico ed è stata la prima ad usare il digitale.

Nel mio lavoro di designer e imprenditrice ho sempre cercato, inconsapevolmente mi rendo conto solo ora, di coniugare questi due aspetti. Se da un lato sono immersa in un lavoro digital-tech, lavorando con macchinari digitali che eseguono i file che creo, dall’altra ho una predilezione per ciò che si può toccare, maneggiare, ricucire, incollare, incastrare, avvitare, fondere… devo continuare?

L’idea di una bambola e dei suoi vestiti intercambiabili

è nata, quasi per caso, durante un progetto di ricerca sulla creazione di una mascotte per il Fablab. La forma minimale di Pepi, le forme schematizzate, i grandi occhioni nel faccino tondo la rendono subito simpatica a tutti grandi e piccini. La testa è volutamente molto grande per ricordare vagamente l’infanzia, i bambini fino ad una certa età hanno delle proporzioni testa-corpo diverse dagli adulti, creando un’istintiva tenerezza. Il nome è stato facile da trovare: Pepi perché è un peperino. Sta ferma sul suo piedistallo di carta è vero ma ha mille cambi d’abito e accessori e quegli occhioni spalancati sul mondo ci sono sembrati così curiosi da farci venire in mente un carattere incline al movimento, un peperino appunto. Paper è il suo cognome e qui è facile capire da dove deriva. Il suono ci è piaciuto e così è stata battezzata Pepi Paper.
Una volta disegnata e dopo averle dato un nome non restava che renderla “viva”, cioè in carta e inchiostro. Questo è stato un processo durato un anno circa fatto di prove (tantissime) ed errori (non pochi). Vi devo fare una premessa importante, quello che nasce al Fablab Catania nasce lì in tutti i sensi, non solo nella ideazione ma anche nella fase prototipale e nella realizzazione finale (per essere precisi questo è vero nel 90% dei lavori esterni, alle volte dobbiamo necessariamente utilizzare tecnologie non proprietarie, ma al 100% in quelli interni). Cosa vuol dire questo? Vuol dire che nel momento dell’idea dobbiamo tener conto anche di come sarà realizzato il progetto, quali materiali, quali macchinari e quali processi. 


Che poi se vogliamo dirla tutta, ed è il caso di dirlo una buona volta, questo è proprio il lavoro del designer, tener conto di tutte le variabili (e nonostante ciò sempre qualcosa va per la sua strada) di ottimizzare i processi allo scopo di ottenere un prodotto che sia non solo esteticamente apprezzabile, quello viene da se, se si è lavorato bene, ma soprattutto funzionale per gli scopi che si prefigge di assolvere. 

Vabbè finita la lezioncina sul design ecco cosa è successo davvero alla bambola Pepi

Avevo già in mente il materiale, cartoncino bianco patinano BB 215gr, e la macchina (la Roland BN20) con cui stampare le Pepi e i vestitini di carta (Pepi ha essenzialmente tre tipi di look: giorno, jeans e sera con una grande varietà di colori e capelli diversi da cambiare), restava da capire come effettuare i tagli tratteggiati che rendessero la bambola staccabile dal supporto con facilità.
La macchina in questione effettua tagli solo su materiale accoppiato, il che non vuol dire che devo far sposare carta e cartoncino ma che deve essere prodotto con una pellicola di supporto rimuovibile. Insomma non era il caso del nostro bel cartoncino. Penso subito alla lasercut, la Signora del Fablab, una grande macchina, infaticabile che ci piace tanto. Taglia e incide con la stessa facilità con cui affondi un coltello caldo nel burro. Si presenta subito un problema: il file di stampa è chiaramente diverso dal file di taglio, come dire sale e zucchero, sempre alimenti sono (file), sempre di micro cristalli (bit) sono fatti ma non puoi pensare di mettere il sale nel caffè come non metteresti lo zucchero nell’insalata.Ok nessun problema, creare file è il nostro pane quotidiano, creiamo quindi il file di taglio con i tratteggi di bambola e vestiti. Poi stampiamo la prima Pepi Paper e la posizioniamo al centro della Signora. File caricato, 10 minuti buoni per cercare di far corrispondere il test di taglio con il cartoncino stampato, per evitare l’effetto tagliata di faccia della Pepi, e siamo pronti per iniziare.Faccio una breve pausa dal racconto per dirvi che in quel momento mi sono resa perfettamente conto che quel tipo di produzione non era possibile su larga scala, che dico larga scala?! Nemmeno per sole 10 bambole avrei rifatto tutto sto tran tran. Ero già pronta ad abbandonare il progetto accontentandomi di una sola, unica, irriprodotta, Pepi Paper. Il mio unico obbiettivo in quel momento che vi ho descritto prima era verificare che la Bambola si reggesse in piedi sul suo piedistallo, poi avrei mollato lì il progetto (ricordo per chi si fosse messo a leggere solo adesso che Pepi è un progetto interno, che nessuno ci stava pagando ma anzi stavo sottraendo risorse ad altri lavori).Riprendiamo la storia.Il cartoncino viene tagliato perfettamente. Nel senso che nessun problema la lasercut ha riscontrato nel tagliare un cartonicino da 215 grammi (e vorrei vedere!) però il taglio era un po’ sfalsato, come del resto mi aspettavo nonostante la fatica di macthare file e cartoncino. Un po’ delusa procedo alla verifica di cui sopra e sul quel fronte tutto bene: Pepi Paper sta in piedi! Come veder muovere i primi passi di un bambino, tutta contenta per questo risultato la sistemo davanti alla mia postazione e medito una soluzione alternativa.”pensa Carmen, pensa. Se si fosse trattato di un progetto da consegnare, non ti saresti fermata, avresti trovato una soluzione. Cerca, la risposta deve essere da qualche parte”. Mi incitavo perché mi dà fastidio mollare una cosa a metà, dichiararmi sconfitta (avrò qualche problema non risolto di abbandono al contrario?). Alla fine ho avuto la meglio, del resto non poteva mancare il lieto fine. Ecco come ho risolto, e prodotto, le mie Papi Paper.

Ho modificato il file di stampa, il primo file se ben ti ricordi, aumentando la larghezza del bordo nero che contorna la Pepi in modo che il taglio potesse finire in un’area compresa fra l’inizio e la fine di questo bordo, che nel frattempo ho cambiato dal nero al color carne, in questo modo evitavo che il possibile scostamento dovuto al posizionamento del cartoncino nella lasercut arrivasse sulla bambola. Poi ho creato un file che contenesse tante bambole e creato un vettore a potenza zero (quindi non viene tagliato dal laser) con le misure esterne del cartoncino. In questo modo ho ridotto il margine d’errore ad un livello tale che anche una pignola perfettina come me si può ritenere soddisfatta.In questo modo riusciamo a produrre le Pepi con un processo tipico della digital fabrication o industria 4.0 che dir si voglia: un po’ di creatività, un paio di macchinari cnc e il principio di fondo del DIY “risolvi con quello che hai sotto mano” (certo noi abbiamo macchine non da poco che i aiutano nel processo).Ora vi lascio che devo preparare la valigia di Pepi perché presto la  piccolina volerà oltreoceano insieme a me e ad altri progetti nati al Fablab Catania!

Questo articolo l’ho scritto per il blog del Fablab Catania nell’agosto del 2017 poco prima di partire per New York city dove avrei esposto alcuni progetti realizzati nella mostra internazionale dei maker la World Maker Faire. Ho voluto mantenere questo ed altri ricordi trascrivendo qui l’articolo originale, spero vi sia piaciuto.

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